Speranze finite, trovato Pizzini

Prima l’ottimismo: una traccia portava in stazione. Poi il dramma.
Poderosa la macchina dei soccorsi: ieri oltre 250 persone, tra forze dell’ordine, volontari e privati cittadini hanno battuto la città. Dopo ore di ricerche Zagor, l’unità cinofila della scuola provinciale, ha visto il corpo alla Consolata.

Era steso sulla schiena, come quando andava a dormire, nel suo letto. I vestiti abbandonati poco più in là. Gli stessi vestiti che indossava quando si è allontanato da casa, ormai più di un mese fa. Senza vita, con ogni probabilità dalla sera stessa in cui è arrivato lì. Marcello Pizzini, l’anziano di 85 anni scomparso da casa sua in via Magazol il 2 ottobre scorso, è stato trovato. E la famiglia, a cui è stato negata la fortuna di riabbracciarlo incolume, può almeno capire cos’è accaduto, può almeno farsene una ragione, può piangerlo. E quando da oltre un mese si vive nell’angoscia di non sapere, è già qualcosa.
Erano più o meno le 15 quando Zagor, uno Schnauzer condotto da Michele Cesarini Sforza, della Scuola provinciale cani da ricerca, si è accucciato davanti a lui, nei boschi alla Consolata. Non ha abbaiato: è addestrato ad abbaiare quando trova persone ancora vive. Ma a suo modo ha segnalato: i 9 anni d’esperienza gli hanno insegnato che a volte si può andare oltre le «regole d’ingaggio». E per fortuna: in quel bosco fitto, altrimenti, nessuno l’avrebbe mai trovato, e le domande sarebbero restate senza risposte.
Si è chiusa così, con la tristezza del peggior epilogo immaginabile, ma con la consapevolezza di aver fatto quanto possibile, la gigantesca operazione di ricerca messa in moto ieri. Una giornata di ricerche coordinata da pompieri, col comandante Luca Minatti e polizia di stato, con il vicequestore Leo Sciamanna, nonché da scuola provinciale cani da ricerca e Finanza per quel che riguarda le unità cinofile, che ha mobilitato un mezzo esercito.
Quindici cani e oltre 200 uomini e donne, tra polizia, carabinieri, finanza, forestale, pompieri, Nuvola, croce rossa, scuola provinciale cani da ricerca, Sucif, Trentino Dog Rescue e Uts, a cui si sono aggiunti 50 privati cittadini (oltre 50). Alle 8 è iniziata la prima fase: un raggio di 600 metri dall’abitazione di Pizzini.
I primi a partire sono stati i cani. Le unità più esperte nei fabbricati dismessi: lì la ricerca è simile a quella sulle macerie. Gli altri nei boschi, campagne, lungo la ferrovia, l’argine dell’Adige. In tutto 13 zone, monitorate in tempo reale. Perché la tecnologia serve quanto le gambe dei conduttori e il naso dei cani. Il GPS in mano ai volontari inviava passo passo il terreno battuto, in modo che, dovessero esserci stati dei «buchi», lo si poteva capire in un attimo. Questi i cani addestrati a sentire la presenza umana in generale. E poi c’è stato Bagoo, il cane di Luca Zanetti. È un cane molecolare, cerca sulla base di una traccia. Cercava, cioè, proprio Pizzini. Lui è partito dall’abitazione dell’anziano, in via Magazol. Pareva avesse fiutato bene. Ed è arrivato oltre la Solatrix. Si è bloccato, sperso. Ma che non si era sbagliato lo si è capito solo nel pomeriggio: il punto in cui si è fermato, in linea d’aria, non era distante più di 300 metri dalla Consolata. Per questo ore più tardi si è deciso di controllare meglio quel’area.
Persa quella traccia, Bagoo è stato riportato in città. Ed è arrivato in stazione dei treni. Sì s’è messo a piangere: la traccia era sparita. E a tutti una botta d’ottimismo è arrivata. L’anziano poteva aver preso il treno. Poteva essere chissà dove, ma ancora vivo.
Mentre i cani già lavoravano, si è organizzato il lavoro degli uomini. Divisi in otto squadre, hanno battuto la città, dal Quercia a corso Rosmini. Hanno bussato alle porte delle case, chiedendo di vedere garage e scantinati, pensando che l’uomo, magari in stato confusionale, potesse aver cercato un riparo di fortuna. «I roveretani hanno collaborato - spiegava al ritorno la Croce Rossa - nessuno si è lamentato, dimostrando di aver capito la situazione».
I «civili», i cinquanta cittadini cioè che si sono presentati lì senza essere di alcuna associazione, sono partiti per ultimi. A loro - accompagnati da forze dell’ordine e pompieri - sono stati riservati i 14 ettari di campagna dietro Trentino Sviluppo.
Il primo stop verso le 12, quando tutte le squadre sono rientrate per il pranzo dei Nuvola. Poi sono quasi tutti ripartiti. Alle unità cinofile sono state date ulteriori 8 zone, lungo la ferrovia e su per la collina. Alle squadre a piedi, altri 13 spicchi di città fino a Lizzana, tra cui il centro storico. ma alle 15 è arrivato l’annuncio. Non c’erano più misteri.

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