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Manduc va in palestra

Oggi Manduc compie dieci mesi ed è una bellissima giornata di maggio. Domenica scorsa, durante le esercitazioni, alcuni dei cani operativi hanno fatto palestra sui muri diroccati che recintano la zona della maceria vecchia. Mi sembravano bellissimi e molto sicuri mentre ad un semplice cenno del conduttore che li seguiva dal basso sfilavano controsole, rimanendo sospesi sulle grosse travi di collegamento. Mi chiedo se Manduc riuscirà mai a fare la stessa cosa.
 L’istruttore ci ha spiegato che bisogna rassicurare il cane e procedere per piccole tappe. Nei casi più difficili, soprattutto sulla partenza, può aiutare il fatto di iniziare il percorso strano, insolito o pauroso, insieme al proprio cane.
Così oggi sono qua per provare in tutta tranquillità senza che nessuno ci veda. Mi sono portata un panino e sono vestita da ufficio perché poi dovrò tornare di corsa al lavoro.
Manduc è decisamente di buon umore per questa passeggiata fuori programma. E’ convinto che mi sia finalmente resa conto che a lui piace giocare anche a quest’ora e mi premia correndo di qua e di là molto indaffarato per offrirmi legnetti e altri giocattoli d’accatto, visto che non gli sembro sufficientemente concentrata nel compito che mi ha assegnato.
Lo richiamo e ci portiamo all’attacco del muro dove devo faticare parecchio per convincerlo a salire. Alla fine, memore dei consigli dell’istruttore, salgo davanti a lui e lo chiamo dall’alto. Mi guarda perplesso e decide di farsi un bagno ristoratore nelle acque dell’Adige. Non vedendolo tornare, ridiscendo appena in tempo per farmi una doccia mentre lui si scrolla allegramente. Lo incito nuovamente a salire e questa volta lo fa, ma appena in cima tenta di ridiscendere. Decido di raggiungerlo per bloccargli la ritirata e assieme arriviamo fino alla trave sospesa. “Questo è davvero troppo” sembra volermi dire con il muso leggermente inclinato verso il vuoto, mentre tenta una difficile retromarcia. Capisco di dovermi sacrificare fino in fondo e, sempre per convincerlo che tutto è facile e bello, inizio con un po’ di fifa a percorrere la trave, lanciandogli affettuose parole di incoraggiamento, miste a fermi incitamenti.
E’ sufficiente perché lui colga l’attimo e si affretti a rifare il percorso all’indietro scendendo dal muro. Appena sotto comincia a seguirmi concentratissimo dal basso  nel mio incerto procedere e sembra che sia lui a volermi incoraggiare a non mollare.
Rischio di cadere perché mi rendo conto che come unità cinofila siamo decisamente originali e comincio a ridere da sola pensando alla faccia che farebbero i miei compagni di squadra o l’istruttore se ci potessero vedere.
Mi fermo con i piedi a penzoloni alla  fine della trave e mi affretto a finire il panino.
Solo l’alito caldo contro l’orecchio sinistro e una leccata sulla mano che tiene il panino mi avvertono che Manduc si è finalmente convinto che i muri diroccati e le travi sospese possono diventare…pane per i suoi denti.  

Maria Serena Tait