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Balto

Balto un cane con laurea

30 novembre 2006

Da un'indagine recente pare che un italiano su due sia convinto che gli animali abbiano un'anima. Io sono una di questi. Se avessi qualche dubbio mi basterebbe pensare a Balto, un cane che in Trentino, nei giorni scorsi, tutti purtroppo abbiamo imparato a conoscere. Dico purtroppo perché l'evento che lo ha portato alla ribalta è uno dei più tristi, dei più tragici che la cronaca provinciale ricordi, la scomparsa e il ritrovamento del piccolo Loris.

Balto non è però un cane qualsiasi, lo sa lui e lo sanno tutti quelli che lo conoscono. E' un cane speciale, un Labrador dal pelo corto color miele, dalle gambe lunghe e dal corpo fatto di muscoli compatti e scattanti. E' un cane montanaro o forse contadino, come montanaro e contadino è il suo amico-fratello-padrone che lo accudisce, il suo conduttore. Con lui passa le giornate tra i meleti della Val di Non, corre in su e in giù fino a farsi mancare il fiato, poi, quando smette, sale in macchina e va con Luigi a scuola, oppure al lavoro.

Balto è uno degli animali addestrati dalla "Scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe" di Trento, è uno dei migliori e lo ha dimostrato qualche giorno fa, quando in un'ora è riuscito a fare quello che un plotone di uomini ben allenati e ancor più motivati non sarebbe riuscito a fare in un giorno, ritrovare Loris caduto in un anfratto scosceso poco lontano da Taio.

Balto ha tre anni e mezzo ed è un cane operativo, il che significa che ha lavorato duramente per più di due anni per imparare a fare quello che ha poi fatto. Ha sostenuto due esami, l'ultimo risale solo al giugno scorso, a quando una giudice venuta appositamente dalla Germania, lo ha visto all'opera sul Bondone e lo ha promosso a pieni voti. Con lui ha promosso anche il suo conduttore, Luigi che ha le gambe lunghe per correre dove il suo cane lo porta, e altre dodici unità cinofile della "Scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe" di Trento. Non è stato un esame banale, di quelli che si svolgono con un bicchiere di vino in mano, è stata una prova difficile e faticosa, come tutti gli allenamenti che la scuola prevede.

Fino a poco fa della "Scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe" io non sapevo niente, come non sapevo niente di Balto e di Luigi, che tutt'ora non conosco, ma che sono costantemente nei miei pensieri. Dei cani da ricerca avevo un'idea banale e profondamente errata, del tipo "toh, annusa il pigiama e cerca mio figlio…". Non è così che fanno, dopo il ritrovamento di Loris mi sono informata ed ho scoperto un mondo che neanche immaginavo esistesse.

La scuola di addestramento cani da ricerca è molto dura, ci vogliono animali e persone col cuore grande, i nervi saldi e un fisico capace di superare i dislivelli e le difficoltà tipiche di un territorio come il nostro, di solito chi si perde in Trentino non viene ritrovato addormentato in una stanza d'albergo o a pranzo in un agritur… Per questo sono previsti allenamenti costanti con cadenza settimanale e in ambienti che prevedono diverse tipologie di territorio.

Durante l'addestramento l'animale deve abituarsi ad affrontare e superare ogni difficoltà fisica senza perdere la concentrazione su quello che è il suo scopo, il ritrovamento del disperso. Il suo conduttore gli è vicino, controlla da che parte soffia il vento, poi gli dice "cerca" e lo segue su e giù per i boschi, sul greto dei torrenti, fin dentro ai burroni. Il cane non viene allenato a trovare qualcuno di preciso, non gli viene offerto un odore da seguire, ma gli viene chiesto di raggiungere qualsiasi persona si trovi in zona. Lui è un professionista addestrato a seguire la traccia olfattiva dell'uomo, per questo corre dietro al suo fiuto e si ferma solo quando ha raggiunto il suo obiettivo, a volte trova un uomo che sta raccogliendo funghi, altre un ferito oppure uno che è finito in un burrone ed è in preda al panico.

Il suo è un lavoro molto faticoso, non tanto per il fisico sottoposto allo sforzo, ma per la concentrazione che la ricerca richiede, per questo non può resistere più di qualche ora e dopo un po' deve essere fermato, rifocillato e coccolato a dovere.

Quando Balto è stato portato vicino a Taio, non sapeva che doveva cercare Loris. Luigi lo ha carezzato e gli ha detto "cerca" come sempre fa durante gli allenamenti. Assieme hanno setacciato una zona impervia, poi l'animale ha drizzato il capo e si è mosso spedito verso un posto dove nessuno pensava di cercare. "E' troppo scosceso, non è possibile che il bambino sia lì…", qualcuno ha detto, ma Luigi non l'ha ascoltato, ha seguito il suo cane e l'ha trovato accucciato accanto al bambino di cui si vedeva a malapena il colore della maglietta.

E' stata un'emozione incredibile, tanto grande da dimenticare la consueta prassi della ricompensa, prima c'era da pensare al piccolo, c'era da coprirlo coi propri indumenti, da tenergli la mano che era fredda, ma che pareva muoversi, stringersi attorno alle dita sporche di terra. Solo dopo che l'elicottero della Protezione civile si è staccato dal suolo col suo fardello di dolore e disperazione, Luigi si è ricordato di ricompensare il suo cane del buon lavoro svolto. Lo ha ringraziato una volta, due e ha continuato a farlo per giorni.

Qualche sera fa lo ha fatto la scuola stessa che con una piccola cerimonia affettuosa ha proclamato Balto "dottore in ricerca in superficie" cingendolo con una coroncina di corda colorata, un gioco nuovo per i suoi momenti di svago. Victor Hugo diceva: "Guardate negli occhi il vostro cane, e provate a dire che non ha l'anima". Di sicuro Balto l'anima ce l'ha, come ce l'hanno tutti quei cani che lavorano per ritrovare i dispersi, sia che li trovino, sia che li cerchino in territori dove non ci sono.
Luisa Pachera (Scrittrice ed editorialista del "Trentino")