Terremoto Abruzzo 2009 – desolazione, silenzio e sguardi profondi

A poco più di 24 ore dal rientro da Paganica ho la voglia o forse il bisogno di scrivere alcuni pensieri sull’esperienza appena trascorsa.
Quando lunedì alle 6 mi sono svegliata non immaginavo che da lì a qualche ora mi sarei ritrovata in viaggio, in piena emergenza terremoto.
Ora, che sono rientrata, le persone mi chiedono: “com’è la situazione?... è davvero come dicono in televisione?...”, allora ho voglia di provare a spiegare e comunicare qualcosa anche a chi non me lo può chiedere.
C’è tanta, ma davvero tanta, distruzione materiale, ma quello che mi porto via oltre le case e i paesi che sono ormai delle rovine, sono molte altre cose e probabilmente la maggior parte di esse non tornerà più come prima.
Gli sguardi della gente. Profondi, pesanti, segnati da un dolore che nessuna parola può esprimere, sguardi persi… e tu puoi solo lontanamente immaginare quali sono i pensieri che scorrono dentro a quegli occhi.
Tanta dignità. Non ho assistito a nessuna scena di disperazione e a nessuna pressione per avere qualcosa, la gente rimane seduta all’esterno delle loro abitazioni, alcuni hanno allestito ripari di fortuna e aspettano con calma e rassegnazione che la terra finisca di tremare. Qualcuno spera che la propria casa venga dichiarata agibile per poterci tornare a breve.
Ma la terra continua a tremare lo abbiamo sentito anche noi e questo è uno strano terremoto, lo so che non riesco a spiegarlo, ma lo posso definire solo strano, sussultorio con colpi che io definisco come un martello pneumatico.
A casa mi porto le sensazioni vissute l’ultimo giorno, quando siamo passati all’interno dei paesi deserti, dove assieme ai nostri cani abbiamo effettuato l’ultima verifica prima che venisse dato inizio alla bonifica della zona.
Desolazione, silenzio. Assieme ai vigili del fuoco abbiamo attraversato le strette vie cogliendo testimonianze di vita quotidiana brutalmente interrotta alle 3.30 di lunedì mattina.
Panni stesi che sventolano all’aria che non verranno più ritirati…un triciclo a lato di una casa, vasi di fiori rovesciati sui balconi, effetti personali che penzolano da “un qualcosa” che una volta era una stanza… e ogni volta che il mio sguardo incrociava queste immagini mi veniva spontaneo provare ad immaginare chi fino a pochi giorni fa abitava proprio lì, la sua vita prima… e ora.
Io e i miei compagni, sensibili anche verso gli animali, siamo rimasti colpiti anche dal numero di animali domestici rimasti soli che vagano smarriti, spaventati, affamati e assetati alla ricerca di chi e quello che non c’è più.
Tutto è un vero strazio che fa male dentro.
Quando si vive un’esperienza così forte non si è più emotivamente come prima; credo di poter dire anche a nome degli altri componenti della nostra squadra che ognuno di noi è tornato diverso rispetto a com’era prima della partenza.
Noi siamo unità cinofile e l’ultimo pensiero e ringraziamento è giusto rivolgerlo ai nostri amici a quattro zampe. Senza loro non siamo nessuno e non potremmo svolgere il lavoro che facciamo, la loro generosità e dedizione è unica.
Noi razionalizziamo ciò che facciamo, i nostri cani agiscono perché hanno fiducia in noi e ubbidiscono mettendo in campo le loro capacità e istinti.
Per questo grazie a: Rufus, Codj, Maja, Asia, Gaia, Dana, Zagor, Atzila, Less, Luna, Snaporaz.
Laura Castelli

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